La filosofia dell’isola tropicale

Autore: Luca Speranza

Dal Mal...Essere al Ben....Essere

Se naufragassimo su un’isola tropicale deserta con molta vegetazione varia e ricca, con ruscelli, alberi da frutta, vegetali e tutto ciò che offre la natura… come sarebbe la vita?
Chissà quante fantasie sono scaturite dentro la nostra immaginazione dopo esserci posti questa domanda. Una domanda che, probabilmente, tutto il mondo si pone almeno una volta nella vita. Una domanda foriera di sensazioni antitetiche ma non certo prive di valori profondi: libertà estrema o prigione dorata? Dolce vita o lotta con la natura?
Riflettiamo su questa domanda come se fosse uno stimolo per vedere la vita in modo diverso, cercando risposte su salute  e benessere come se ci trovassimo nel contesto naturale della domanda.
Pensiamo a noi stessi: come ci vestiremmo dopo che i nostri abiti si fossero consumati? Cosa mangeremmo e dove dormiremmo? Come passeremo il tempo nelle lunghe giornate assolate?
In definitiva: come vivrebbe un uomo se potesse tornare  in un contesto naturale, lontano dalla civilizzazione e da un contesto culturale artificioso?
Dare una risposta a tali quesiti ci riporta inesorabilmente ad un contesto di semplicità e di frugalità dimenticandoci di tutto ciò che è superfluo, complicato e stressante.
Non ci sarà la televisione ma è giusto dire che gli spettacoli naturali quotidianamente non mancheranno: ci saranno albe e tramonti mozzafiato, alte e basse maree, il soffio naturale della brezza marina.
Non ci saranno ristoranti e pizzerie, piatti pronti, formaggi o yogurt, ma tranquilli… il cibo non mancherà perché troveremo sempre un luogo che ci donerà spontaneamente cibo in gran quantità: gli alberi e le piante.
Coglierete la frutta dai rami oppure scaverete per qualche tubero? Vi delizierete con un Mango o andrete a cacciare a mani nude qualche animale? Vi nutrirete di un bel Ananas, di un ricco Durian o spendereste il vostro tempo ad accendere un fuoco per cucinarvi dei vegetali? Per bere, invece, cosa farete? Distillerete l’acqua di mare, cercherete un ruscello puro e limpido o berrete la meravigliosa acqua di un cocco fresco?
O forse chissà, magari cibandovi di frutta fresca, ricca di liquidi e sali minerali, non avrete mai sete extra……..!
Riusciremmo a sopravvivere in questo paradiso naturale o falliremo nel vano tentativo di spiegare la “superiorità umana” a qualche geco ?
Come saranno i nostri piedi dopo 2 giorni senza scarpe? e dopo 2 anni? Anche i nostri piedi diventeranno capaci di calpestare tutto senza dolore come fanno gli indigeni delle tribù arcaiche?
Senza lavoro, senza internet, senza cellulare, senza Ordini Mondiali ma con tanto tempo libero per osservare il mondo esterno e imparare a conviverci, meditare e contemplare lo spazio e il tempo.
 
E se in questo naufragio fossimo un piccolo gruppo di persone, daremo le stesse risposte? Sicuramente se ne creano di nuove: ci adatteremo tutti alla vita selvaggia o ricreeremo una verosimile società come quella che abbiamo lasciato (gerarchie ed obblighi)?
 
Lo scenario generale è di facile lettura: esiste uno stile di vita rispettoso dell’isola che rispecchia la nostra appartenenza alla natura e che ci farebbe vivere in armonia con essa e altri stili di vita che al contrario ce ne allontanano riversando il nostro antropocentrismo distruttivo.
Morale: Sull’isola non avremmo scelta, o comunque saremmo portati a opzioni naturali ,  ma nella vita di tutti i giorni si. Possiamo scegliere fra naturale e confezionato o conservato, fra scalzo semiscalzo, o con le scarpe.
E la cosa bella è che possiamo condivider con gli altri i successi e i miglioramenti in termini di salute e benessere che abbiamo avuto con le scelte naturali che abbiamo fatto.

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