VEGETALI COLORATI, PERCHE’ CI FANNO COSI’ BENE

Autore: CIBOCRUDO

Dal Mal...Essere al Ben....Essere

Il verde chiaro dei primi asparagi, il bianco candido dei cavolfiori, il rosa acceso delle barbabietole, il verde brillante del cicorino. E, primizia delle primizie, il rosso vivace delle fragole. Come per tutte le stagioni, anche questo inizio di primavera è una festa per gli occhi. Grazie, ovviamente, a frutta e verdura fresche. Che trasformano un pasto grigio-marroncino a base di alimenti stracotti, magari di origine animale, in una delizia multicolor. Ma non è solo questione di estetica o di appeal. Le infinite tonalità degli ortaggi, ormai si sa, fanno anche bene. I colori derivano infatti da quelle sostanze chimiche, tanto decantate dai ricercatori, definite antiossidanti, che ci aiutano a rimanere giovani e a combattere le malattie.

Ma perché le piante racchiudono simili molecole? Semplice. Per proteggersi dai radicali liberi, esattamente come noi. La pianta, però, le produce in modo autonomo. Noi, invece, le dobbiamo assumere cibandoci di piante. Ecco come funziona. Tutti i vegetali, nel processo di fotosintesi clorofilliana, devono catturare l’energia del sole e trasformarla in zuccheri semplici, complessi, grassi e proteine. Questo delicato meccanismo è azionato dallo scambio di elettroni tra molecole. Gli elettroni si spostano nella pianta ad altissima velocità per trasformare la luce in energia chimica. Proprio come in un reattore nucleare. Quando, per errore, escono dalla loro traiettoria, vagano ‘assetati’ di reazioni e producono danni ai tessuti del vegetale. Come avviene in una fuga di materiali radioattivi. Ecco quindi che la pianta erige uno scudo di molecole, che definiamo antiossidanti, capaci di intercettare e neutralizzare i radicali liberi. Sono colorate perché il processo chimico che consente di assorbire gli elettroni crea anche colori visibili. Molti antiossidanti hanno anche la funzione di proteggere la pianta dall’attacco di batteri, parassiti e, grazie al sapore spesso aspro e astringente, dai predatori. Oppure di difenderla dai raggi troppo forti del sole. Ma anche di attrarre, con il loro colore, gli insetti impollinatori o altri animali trasportatori di semi. Insomma, fitochimici tuttofare. E quando noi ci cibiamo di piante? Gli antiossidanti passano nel nostro organismo e il meccanismo di protezione è più o meno lo stesso. I radicali liberi prodotti a causa dell’esposizione al sole, del contatto con sostanze inquinanti o farmaci, dello stress o di un’alimentazione mal bilanciata sono riconosciuti e bloccati. E si arresta così l’inevitabile processo di degenerazione cellulare. Ogni antiossidante, in sinergia con altre sostanze, neutralizza una classe di radicali liberi diversa, proteggendoci da determinati problemi di salute. Così, pur semplificando, licopene, antocianine e carotenoidi, contenuti nei cibi rossi, si prendono cura di prostata e ovaie. Betacarotene, flavonoidi e vitamina C, presenti nei frutti giallo-arancioni, combattono raffreddori e tumori. Clorofilla, magnesio, acido folico e folati, tipici delle verdure color verde, rinforzano il cuore e la circolazione. Antocianine, potassio e resveratrolo, racchiusi nei frutti e negli ortaggi viola-blu, prevengono l’ictus. Quercetina, isotiocianati, allilsolfuro e selenio degli alimenti bianchi difendono polmoni e ossa.

Il segreto, quindi, per mantenersi giovani e sani? Mangiare quanti più cibi vegetali possibile, e soprattutto freschi, crudi e maturi perché il quantitativo di antiossidanti sia più alto possibile. Il valore ideale consigliato dagli esperti, secondo l’indice Orac (Oxygen radical absorbance capacity), è di 5000 unità al giorno. Tre fette di melone, per fare un esempio, ne contengono già 197 unità. Cento grammi di Prugne Secche, 5700.

Un legame perfetto, quindi, quello tra noi e i vegetali. Che il ricercatore americano T. Colin Campbell, autore di The China Study, riassume così:“… le piante producono gli scudi antiossidanti e al tempo stesso li fanno apparire incredibilmente attraenti grazie ai loro bei colori appetitosi. Poi noi animali siamo attratti dalle piante e le mangiamo, prendendone a prestito gli scudi ntiossidanti per proteggere la nostra salute. Che voi crediate in Dio, nell’evoluzione o semplicemente nel caso, dovete ammettere che si tratta di un magnifico esempio quasi spirituale della saggezza della natura”.

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