L’importanza del Bio

Data pubblicazione: 09/03/2017


cibocrudo

Noi ci teniamo molto ed esibiamo la nostra certificazione con grande orgoglio: ma perché diamo così tanta importanza a biologico? In realtà, sarebbe più corretto chiedersi come sia possibile non farlo!
Ma, andiamo per ordine. Intanto per essere certificati come azienda biologica e dunque poter produrre dei prodotti biologici, c’è un preciso e rigoroso iter da rispettare, stabilito dalla Commissione Europea.
La dicitura “bio” sottende infatti sottende l’applicazione di un metodo produttivo, l’agricoltura biologica per l’appunto, disciplinato in maniera precisa dai regolamenti CE n. 834/07 e 889/08.

Per prima cosa, coltivare in regime di agricoltura biologica significa non poter utilizzare sostanze chimiche di sintesi e dunque concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere e neppure organismi geneticamente modificati (OGM).

Nessuna difesa dunque per le colture? Ovviamente no, ma ci si muove in via preventiva, cercando di scegliere le specie maggiormente resistenti alle malattie e avvalendosi di tecniche agronomiche ammesse dai regolamenti di cui sopra: evitare di coltivare per più stagioni consecutive la stessa pianta sullo stesso terreno, provvedere alla piantumazione di siepi e alberi che preservano il paesaggio e danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti fornendo una barriera fisica a possibili inquinamenti esterni, coltivare contemporaneamente piante diverse che si proteggano vicendevolmente dai parassiti.
Si possono invece utilizzare fertilizzanti naturali e sostanze organiche compostate. Allo stesso modo se ci fosse la necessità di intervenire dall’esterno per difendere le colture, si può ricorrere a sostanze naturali come estratti di piante, insetti predatori di parassiti, farina di roccia o minerali naturali in grado di correggere la struttura e le caratteristiche chimiche del terreno, ma anche di difendere le coltivazioni dalle crittogame. Anche in questo caso però, l’agricoltore deve fare molta attenzione perché può usare solo le sostanze di origine naturale autorizzate dal regolamento CE ed elencate in un’apposita lista.

Altrettanto puntuale è la legislazione che riguarda i prodotti che possono definirsi bio. Gli ingredienti dei prodotti alimentari da agricoltura biologica devono essere certificati “bio” almeno per il 95 per cento, riferito al totale degli ingredienti di origine agricola, escludendo acqua, sale, additivi ammessi.
Ci sono apposite liste sempre previste dal regolamento CE che contengono additivi, eccipienti coadiuvanti tecnologici che possono essere utilizzati, mentre è vietato l’uso di coloranti di sintesi, additivi non blandi e di qualsiasi ingrediente ottenuto o derivato da OGM.
I requisiti da rispettare per potersi fregiare del marchio “biologico” sono davvero molti; tra i più importanti:

-       qualifica dei fornitori biologici, i quali cioè devono dimostrare di possedere la certificazione di conformità al metodo di produzione biologica rilasciata dall’ente di riferimento

-       controlli su etichette per i prodotti confezionati, indicazioni obbligatorie nel DDT, certificati di lotto/partita

-       separazione dei due cicli produttivi, biologico e convenzionale anche durante il trasporto

-       analisi presso laboratori Sinal

 

Insomma, si fa presto a dire “bio”, ma per esserlo davvero, bisogna crederci…e noi ci crediamo!

 

 

 

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