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Dieta mediterranea e alimentazione crudista: punti comuni

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La dieta mediterranea è una ricchezza grandissima, ma visti i problemi legati allo stile di vita occidentale, ci viene da pensare che non la seguiamo poi così tanto o che proprio non sappiamo cos’è! Tu che pensi?
“Malgrado il suo valore universalmente riconosciuto, la dieta mediterranea oggi soccombe rispetto ad altre proposte che promettono un dimagrimento rapido. E già qui dovrebbe scattarci il primo campanello d’allarme: che cosa si ottiene così facilmente senza neanche un po’ di sacrificio? Niente! A meno che non vogliamo credere alle favole. Per questo ho pensato ad una puntata che faccia un po' di chiarezza sulla dieta mediterranea e soprattutto sui punti in comune con l’alimentazione crudista 80-20 che è la sua naturale evoluzione”.

Ripartiamo dall’inizio allora: qual è la definizione di dieta mediterranea?
“La dieta mediterranea è un modello nutrizionale diffuso in alcuni paesi che affacciano sul Mediterraneo. Dal 2010 è stata riconosciuta dall'UNESCO come bene protetto e inserito nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità. Penso che il modo migliore per dare una risposta a questa domanda sia partire dalla storia della dieta mediterranea per ricordarci di cosa si tratta e cosa consiglia di mangiare...per capire come non sia affatto quello che attualmente si mangia in Italia”.
Come e quando si è iniziato a parlare di dieta mediterranea?
“Prenderemo a riferimento la dieta mediterranea descritta nel Seven Country Study, un monumentale studio che comparava le abitudini alimentari in voga in 7 nazioni: Stati Uniti, Finlandia, Olanda, Italia, Jugoslavia, Grecia e Giappone.
Il merito di questo epocale studio scientifico va all’epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys che già negli anni 50 notò il fatto che in alcuni paesi del bacino del mediterraneo l'aspettativa di vita era tra le più alte del mondo. Al contrario invece l'incidenza di malattie come la cardiopatia ischemica, alcuni tumori e altre malattie croniche correlate alla dieta era invece tra le più basse del mondo. E questo, nonostante l'elevata abitudine al fumo, il livello socio-economico basso e la scarsità di assistenza sanitaria in quei luoghi e in quel contesto storico. La sua intuizione fu di andare ad indagare l’alimentazione come responsabile di quei dati riguardante la salute. Insieme alla moglie Margaret Haney, biologa, e ad un altro medico americano Paul White, cardiologo, iniziarono a studiare i dati e a constatare che valori bassi del colesterolo nel sangue si associavano a rarità di infarto miocardico, come tra l’altro gli segnalavano i medici locali.
Un contributo importante a questa ricerca lo diede il fisiologo Bergami dell'Università di Napoli che lo esortò a compiere uno studio facendogli notare che la colesterolemia variava in base al livello sociale delle persone: le persone più benestanti, che avevano uno stile di vita più sedentario e opulento, avevano una salute peggiore rispetto ai contadini del sud Italia, che lavoravano tutto il giorno e che si cibavano di pasti frugali, semplici, in cui l'unico grasso aggiunto era l'olio d'oliva.
Ora non sto a descrivere passo passo il Seven Country Study- e comunque troverete il link nei materiali da scaricare - era confermare la correlazione tra malattie cardiovascolari e tradizioni/abitudini: in generale gli alimenti di origine animale e lo zucchero erano strettamente correlati con la mortalità coronarica. Sicuramente lui qualcosa di come stare bene con l’alimentazione l’aveva capito: è morto a 101 anni, dopo essersi stabilito a Pollica, nel Cilento, e aver sempre seguito la dieta mediterranea!”:
Questa ricerca è stata riconosciuta da qualche organizzazione ufficiale?
“Nel 1990, l’OMS pubblicò uno studio parallelo al Seven Country Study che confermò i risultati in quanto a rapporto tra dieta/nutrizione e prevenzione delle malattie croniche. Una successiva validazione del Seven Country Study è venuta anche grazie a ricerche basate su dati della FAO per i consumi alimentari e su quelli dell’OMS per la mortalità in 40 paesi pubblicate nel 1993. In genere se si leggono le raccomandazioni della FAO sull’alimentazione, ci si ritrova molto di questa ricerca”.
Ok, la storia è chiara e chi dobbiamo “ringraziare” anche. Ma ancora non ci hai detto la cosa più importante: in che cosa consiste la dieta mediterranea?
“E’ il più semplice e naturale delle alimentazioni che possiamo seguire! Predilige il consumo di cereali integrali, frutta e verdura di stagione, semi ed olio di oliva e raccomanda invece un raro consumo di carni rosse, grassi animali e un moderato consumo di pesce e carne bianca, legumi, uova, latticini, vino rosso e dolci”.
Che punti di contatto ci sono per esempio tra crudismo vegetale e dieta mediterranea?
“Sicuramente molti.
Per prima cosa, la caratteristica saliente in entrambe è la scelta di alimenti semplici, stagionali e provenienti dalla terra. I primi interpreti della dieta mediterranea erano i contadini, che avevano alla base della loro alimentazione frutta e verdura: quello che dava la terra non si sprecava! Poi aggiungevano legumi e cereali integrali, olio d’oliva, e raramente consumavano carne e dolci.
Il crudismo vegetale, l’80-20% che secondo me è l’unica alimentazione davvero adatta all’uomo moderno, torna un po’ alla Natura: dico sempre che la stragrande maggioranza di quello che portiamo in tavola deve essere preso dal fruttivendolo vicino casa, quello di cui ci fidiamo. E poi il resto deve darci la garanzia di un totale rispetto della Natura, di zero aggiunte chimiche che siano zuccheri o sale o conservanti. Questo è il motivo per cui quando descrivo i prodotti di CiboCrudo per esempio parlo sempre e solo di contadini artigiani: mi riferisco al recupero della tradizione e del cibo vivo, come era una volta.
La dieta mediterranea riguarda anche una serie di abilità, conoscenze e tradizioni concernenti l’agricoltura, la raccolta, le tecniche di conservazione degli alimenti, la lavorazione, la cucina.
Le nostre nonne quando la terra era generosa e regalava un raccolto abbondante, essiccavano al sole; ed ecco perché scelgo tanti alimenti essiccati per CiboCrudo, perché così è sempre come avere a disposizione frutta e verdura di stagione, perché le abbiamo conservate in modo naturale. Non avevano frigoriferi o cucine super attrezzate: le donne preparavano, nel poco tempo che avevano, pasti semplici e non troppo conditi o cotti, proprio come si consiglia nel crudismo 80-20, con alla base verdure, frutta, frutta secca, cereali e legumi!”.
Di grassi si parla sempre molto, anche in questo caso che cosa c’è in comune tra dieta mediterranea e crudismo vegetale?
“Non bisogna demonizzare i grassi, solo dobbiamo saperli scegliere con attenzione. La Comunità Europea nelle sue raccomandazioni sul cibo, ribadisce come dare l’assoluta precedenza a grassi insaturi, rispetto a quelli saturi, aiuti a tenere sotto controllo il colesterolo e a salvaguardare la salute del sistema cardiovascolare. Dieta mediterranea e crudismo vegetale hanno anche questo in comune. Perché se è vero che si parla moltissimo dell’Olio di oliva, vero è anche che gran parte degli oli vegetali hanno un elevato apporto di grassi insaturi come gli omega 3, vedi per esempio l’olio di mandorle o quello di cocco.
importantissimi sono anche i semi, capisaldi tanto del crudismo vegetale che della dieta mediterranea: di lino, di girasole, di chia, tanto per fare l’esempio dei primi tre che mi sono venuti in mente”.
Perché mangiare vegetale e crudo, con la percentuale 80-20 è ancora meglio che seguire la classica dieta mediterranea?
“Nella dieta mediterranea la base della piramide è rappresentata da abbondanti alimenti vegetali quali frutta, verdura, pane, altre forme di cereali, patate, fagioli, noci e semi, frutta fresca l'olio d'oliva come principale fonte di grassi. Al centro, nell’area del consumo che deve andare dal basso al moderato, troviamo prodotti lattiero-caseari, principalmente formaggio e yogurt, e pesce e pollame e uova da zero a quattro settimanalmente. Nella punta, quindi le quantità più basse da consumare, troviamo carne rossa e vino al pasto. Una dieta così impostata è povera di grassi saturi (<o = 7-8% di energia), con grassi totali che vanno dal 25% al 35% del totale dell’energia.
Già facendo così, ricerche scientifiche ci dicono che di verifica un significativo miglioramento dello stato di salute: riduzione della mortalità complessiva (9%), mortalità da malattie cardiovascolari (9%), incidenza o mortalità da cancro (6%) e incidenza del morbo di Parkinson e del morbo di Alzheimer (13%); a questo va aggiunto anche il suo ruolo nella prevenzione primaria delle principali malattie croniche.
Ancora la scienza non si è spinta a studiare solo l’alimentazione vegetale e cruda, ma è facile fare un parallelo: più si va verso la punta e più si riducono i cibi di origine animale; togliendoli del tutto, allora riusciamo a togliere tutta quella parte di grassi animali e saturi che ci creano problemi”.

Sul crudismo 80-20 non ci sono ancora ricerche scientifiche quindi, ma ce ne sono che comparano la dieta vegana con quella mediterranea?
“C’è uno studio molto interessante che compara il miglioramento della salute cardiovascolare di chi segue un’alimentazione vegana rispetto a chi pratica la dieta mediterranea.
Gli indicatori che sono stati presi in considerazione sono: il livello di colesterolo e la funzione microvascolare.
La ricerca è stata compiuta su 24 ragazzi in buone condizioni di salute che per 4 settimane hanno seguito questi due regimi alimentari.
I risultati finali hanno dimostrato che alimentarsi solo con alimenti vegetali aveva portato una maggiore diminuzione del colesterolo e diminuzione di peso.
Questi sono sicuramente ottimi indicatori che ci fanno dire quanto mangiare vegetale sia un modo per garantire benessere al nostro organismo”.


 
Quindi il tuo consiglio è di spostarci verso il crudismo 80-20?
“Sì anche perché dobbiamo pensare che la dieta mediterranea che prevedeva anche l’apporto di nutrienti animali, è nata in un periodo storico in cui lo stile di vita era differente: 60 o 70 anni fa, il lavoro richiedeva una fatica fisica molto superiore a quella che richiede oggi grazie all’aiuto della tecnologia. Alcuni alimenti pesanti per la nostra digestione, si smaltivano meglio.
Oggi il nostro corpo accumula troppo cibo perché gli diamo una quantità maggiore rispetto a quella di cui hai bisogno e non riesce mai a smaltirla, ma accumula riserve di grasso e quindi anche di tossine.
Il nostro bisogno è invertito rispetto a 70 anni fa: dobbiamo mangiare di meno per stare bene, semplicemente perché consumiamo meno.
In frutta, verdura, alimenti vegetali troviamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, allo stato naturale e senza cottura: proteine, vitamine, sali minerali. E lo troviamo nella quantità corretta: per introdurre tutto quello che troviamo in una bistecca sai quanta verdura dovresti mangiare?
Una montagna praticamente! Solo che sarebbe nutrimento inutile, che va ad appesantire la tua digestione e a crearti problemi”.

Hai parlato di fatica fisica, ma invece che rapporto c’è tra alimentazione cruda e mente?
“Ecco un altro motivo per il quale preferire un’alimentazione vegetale e cruda: la lucidità mentale.
La velocità di pensiero, la capacità di concentrarsi, il riuscire a limitare al minimo le distrazioni sono dei bellissimi effetti collaterali del mangiare vegetale e crudo: è come se la nebbia si diradasse in un attimo. Sfido chiunque a non voler provare questa sensazione ed è possibile, basta solo iniziare a cambiare quello che mettiamo nel piatto”.
Ma se non abbiamo ricerche scientifiche a sostegno, allora in pratica ci chiedi di fare un atto di fede?
“No: basta semplicemente provare in prima persona oppure ascoltare le testimonianze di chi ha scelto di mangiare vegetale e crudo con la percentuale dell’80-20. Siamo noi singole persone che stiamo mettendo le basi per dare alla scienza la necessità di studiare gli effetti del crudismo, perché stiamo dimostrando che fa davvero stare bene. Se ci pensi, ogni rivoluzione nella storia dell’uomo è iniziata grazie a qualcuno che ci ha creduto e ha portato altri a fare come lui. La verifica di tante cose è arrivata in un secondo tempo. Io posso testimoniare il grande effetto positivo che ha avuto su di me e su chi intorno a me ha fatto la mia scelta. Poi posso solo consigliare di provare e vedere ognuno, gli effetti che troverà su sé stesso”.