DE-GUSTARE.it -15/04/2016


Il cibo? Non va mai cotto sopra i 42 gradi. È la filosofia sposata da Cibocrudo.com, il primo vegan shop online italiano con oltre 300 prodotti garantiti biologici, vegan, e raw: cibi crudi selezionati tra le migliori qualità provenienti da tutto il mondo. Frutta essiccata, farine speciali, alghe, bacche, semi e fiori da gustare, funghi curativi. Ma anche vini vegan biodinamici e birre crude da grano saraceno. E 40 speciali superfood, alcuni poco conosciuti: bacche di acerola e di schisandra, baobab in polvere, erba d’orzo, maca, neem, alga spirulina. Nel catalogo c’è posto anche per utensili per la cucina crudista, essiccatori domestici, germogliatori. L’idea di cibocrudo.com è di Annnamatilde Baiano, originaria di Pozzuoli, che sul crudismo ha scritto un libro.

Hai anche scritto un libro sul crudismo, ci dici qualcosa di te? 
«Sì, è una sorta di infarinatura sui benefici di un’alimentazione vegana e di mangiare crudo (Cibo crudo e vegan, Theta Edizioni). L’alimentazione vegana è certamente un miglioramento, ma il vero salto di qualità si fa con il crudismo. Il mio percorso è da autodidatta. Ho cominciato a fare supplenze come maestra, poi mi sono spostata a Roma e ho studiato alimentazione come autodidatta perché ho sempre avuto questa passione. Sono anche mamma di quattro figli e ci tengo a sapere cosa c’è nel piatto. Mi sono imbattuto nel crudismo, scovandolo sui siti americani. E ho trovato che quello che dicevano era giusto, provandolo su me stessa. Nel 2012 ho creato questo sito di e-commerce».

Quanti sono i crudisti in Italia?
«Totalmente crudisti sono una nicchia, ma il mio pubblico è il salutista. Gente che ci tiene ad avere il monoingrediente dentro la confezione. Insaporitori, coloranti, conservanti sono completamente banditi dai nostri prodotti. Che sono come Natura li crea e tutti certificati bio. Se compri l’uva passa trattata con farine e conservanti, le albicocche viscide e morbide e poi fai il paragone con i nostri prodotti scopri un abisso».

Voi siete la prima azienda italiana a vendere cibo vegan crudo e bio.
«Siamo stati i primi e siamo i più grandi».

Perché cibo crudo?
«Il cibo crudo è quello che ti fa star bene. Ti senti meglio, non hai più un’influenza, un mal di testa, non sai più cosa significa stare male».

 

 

 

I vostri prodotti sono essiccati senza portare la temperatura sopra i 42 gradi? 
«Sì, quarantadue gradi è una temperatura convenzionale: ci sono cibi che si possono portare anche a 54 gradi. Con la cottura ammazzi gli enzimi e il corpo fatica a digerire, distruggi le vitamine. Se mangi verdura cotta uccidi quello che c’è di buono nella verdura e poi finisce che prendi gli integratori in farmacia».

Il temine cucina rimanda etimologicamente alla cottura: il crudismo non è poi la morte dei sapori?
«Il crudismo vegan va di moda. Ma non è la morte dei sapori perché poi ti ripulisce il palato da alimenti viziati che siamo abituati a mangiare. I dolci, per esempio, sono qualcosa di fantastico: meglio di quelli tradizionali. Il crudismo puro è: mangi frutta e verdura cruda e nutriente. Poi c’è quello gourmet. Ma non è da tutti i giorni».

Chi rappresenta il crudismo gourmet?
«Negli Usa Matthew Kenney, uno degli chef più noti al mondo in materia di crudismo. In Italia gli chef della sua scuola, Angelo Domaneschi, Vito Cortese, Elena Dal Forno. Poi c’è Matteo Morozzo che non è della sua scuola ed è andato a Barcellona».

Sul sito si legge che prediligete il made in Italy: quanti prodotti italiani avete?
«Quelli italiani sono circa un terzo. Dove possibile, cerchiamo di comprare italiano. I fichi, per esempio, a ottobre e novembre arrivano dal Cilento, ma poi dobbiamo prenderli in Turchia perché non bastano. Il cacao nel nostro Paese non lo trovi, ovviamente».

Quali garanzie ci sono da cibi bio che vengono da ogni parte del mondo?
«Abbiamo circa cinquecento fornitori: essendo i prodotti naturali non sempre riusciamo a reperirli. Gli alimenti sono certificati bio e sono controllati da agenzie internazionali, per alcuni anche noi facciamo dei controlli. Nella scelta ci rivolgiamo magari prima agli enti certificatori biologici, facciamo indagini e chiediamo le documentazioni. Le aziende italiane andiamo a vederle di persona. Io però tendo a prendere i prodotti tipici del posto: ci sono anche le bacche di goji italiane ma prendo quelle cinesi, arrivano da lì. Le arance le prendo solo dalla Sicilia. Anche la canapa è italiana, dal Veneto e dall’Aquila».

 

 

 

I vostri prodotti si possono acquistare anche nei negozi?
«Sì, online c’è anche una lista di circa 150 negozi che vendono i nostri prodotti».

Quali sono i prodotti più venduti e quelli poco conosciuti?
«Quelli di punta sono le mandorle siciliane, le bacche di goji che sono di qualità superiore, la migliore in Europa: noi cerchiamo il top. Poi gli anacardi, il cacao, la linea del cocco, la frutta secca. Quelli meno conosciuti sono i superfood. Alimenti che hanno grandi valori nutrizionali: funghi curativi, bacche, foglie, cortecce, radici da tutto il mondo. Sono un po’ i rimedi della nonna, li cerchiamo in ogni Paese. Per esempio lo shilajit, una sostanza bitumosa che fuoriesce dalle crepe delle montagne dell’Himalaya e che contiene molti minerali, la maca rossa, il neem, l’orzo di grano, la spirulina, il baobab, le alghe kelp, la moringa. Stiamo implementando la gamma perché siamo sempre alla ricerca».

Ci consigli una tua ricetta crudista?
«La mia preferita è per la colazione: il cappuccino crudista. Frullo acqua, olio di cocco, anacardi, succo d’agave, cacao, maca, una radice peruviana, un adattogeno, che ha il sapore della caramella mou. Lo prendo alle otto mattino e fino alle due del pomeriggio sono a posto: dà un senso di sazietà. Mi piace anche frullare acqua datteri e mandorle. Lo zucchero non lo uso mai».

Parli dell’olio di cocco: contiene più dell'85% di grassi saturi, non è poco salutista?
«Mangiando tanta frutta e verdura, se c’è un po’ di grasso saturo non succede nulla, anzi: noi crudisti dobbiamo integrare con dei grassi. Se non metto l’olio di cocco nel cappuccino, poi, la bella schiuma non viene».

Il futuro è il crudismo?
«Questo non lo so, ma di sicuro nel vegan. Tanti giovani lo scelgono, c’è sensibilità diversa verso gli animali. È un’evoluzione cui stiamo assistendo. Poi la gente si chiede: ma se sono sano, perché devo campare malato? Io però non sono talebana: se una volta a settimana esco con i miei amici qualcosa di cotto vegano lo mangio. La gente deve fare quello che si sente. Il mio sito è aperto a chi è curioso. Ho anche diversi clienti che non sono né crudisti né vegani».